Affitti brevi, FARE: “No all’aumento della cedolare secca: penalizza famiglie e piccoli proprietari”

21/10/2025

La Federazione FARE invia una lettera alla Presidenza del Consiglio, MEF e Ministero del Turismo: “Serve un confronto urgente per evitare una crisi di liquidità nel comparto extralberghiero”

L’aumento della cedolare secca al 26% anche sul primo immobile e il possibile incremento dell’imposta di soggiorno rischiano di compromettere la tenuta economica del comparto extralberghiero italiano.

È quanto segnala la Federazione Nazionale delle Associazioni della Ricettività Extralberghiera (FARE), che il 20 ottobre 2025 ha inviato una lettera ufficiale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), al Ministero del Turismo, al Dipartimento per la Programmazione Economica e al Dipartimento per le Politiche della Famiglia, con oggetto: “Rischio di impatto negativo sulla liquidità degli operatori extralberghieri e sul settore turistico derivante dall’aumento della pressione fiscale e dalle criticità di coordinamento normativo”.

Affitti brevi, la lettera di FARE alle istituzioni

Nella comunicazione, FARE esprime profonda preoccupazione per le misure fiscali contenute nella bozza di Legge di Bilancio, che – si legge nel documento – “rischiano di compromettere la stabilità e la competitività del settore extralberghiero e, per estensione, del sistema turistico nazionale”.

La Federazione segnala inoltre “una grave criticità di coordinamento normativo e di cassa”, dovuta al passaggio alla trattenuta alla fonte del 21% da parte dei portali telematici (OLTA), che ha determinato “una crisi di liquidità per gli operatori, i quali hanno visto un doppio esborso materiale per la medesima base imponibile.”

FARE considera ingiusto l’aumento della cedolare secca al 26% anche sul primo immobile, sottolineando che “penalizzerebbe chi gestisce una sola unità immobiliare, frutto dei propri sforzi o di quelli della propria famiglia, parificandolo a chi dispone di maggiore ricchezza o di più appartamenti”.

La Federazione evidenzia inoltre che “sulla casa gravano oneri tributari e sostanziali che portano il peso complessivo ben oltre il 26% del valore remunerativo.”

Per quanto riguarda l’imposta di soggiorno, FARE ribadisce la necessità di superare “il meccanismo fisso pro capite pro die” e di adottare “un modello proporzionale al costo del soggiorno, più equo per le famiglie numerose e coerente con la logica di sostenibilità sociale.”

Infine, la Federazione chiede di non aumentare la pressione fiscale, ma di agire su misure strutturali e di giustizia civile, ricordando che “la certezza del diritto e l’effettività della Giustizia rappresentano la vera leva per riequilibrare il mercato immobiliare e stimolare anche le locazioni a lungo termine”.

Affitti brevi, le dichiarazioni del presidente di FARE: “La casa è soprattutto un patrimonio familiare”

Elia Rosciano, presidente di FARE, aggiunge: “Non si può pensare di affrontare il tema delle locazioni ordinarie – che peraltro non rappresenta un’emergenza, vista la grande quantità di appartamenti ancora sfitti nel Paese – colpendo le locazioni turistiche e, con esse, le famiglie che viaggiano a basso reddito. La casa, in Italia, è prima di tutto un patrimonio familiare e non una rendita da capitale: per questo non può essere tassata più delle rendite finanziarie”.

FARE rinnova la richiesta di essere audita in un tavolo tecnico interministeriale dedicato alle locazioni e alla fiscalità del turismo diffuso, per contribuire “con competenza e senso di responsabilità a scrivere regole eque e sostenibili.”