Dal 28 al 30 settembre, la Federazione nazionale FARE ha partecipato al World Travel & Tourism Council Global Summit di Roma. Un’occasione di alto livello, in cui il turismo è stato osservato e discusso nella sua dimensione globale: non solo come leva economica, ma soprattutto come strumento culturale, sociale, geopolitico e tecnologico.
In un contesto internazionale, con rappresentanti istituzionali e imprenditoriali da tutto il mondo, la presenza di FARE ha rappresentato quei modelli di ospitalità – diffusi, flessibili e radicati nel territorio – che sono il cuore pulsante dell’accoglienza italiana e un pilastro del futuro sostenibile del settore.
Fare al WTTC Global Summit, I temi emersi dal Global Summit
Turismo come ponte fra i popoli e presidio di pace
Uno dei messaggi più forti è arrivato dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che ha ricordato: “Il turismo deve essere un ponte di pace. Dove ci sono turisti, non ci sono soldati, né eserciti”.
Un’affermazione che ben sintetizza il valore più profondo dell’ospitalità: aprire le porte, creare connessioni, generare fiducia tra le persone. È ciò che fanno ogni giorno i nostri operatori, nelle città, nei borghi, nelle periferie e nei piccoli centri, offrendo accoglienza reale, non formale.
Il turismo ha bisogno di chi sogna e rischia
Sempre la ministra Santanchè ha aggiunto: “Chi fa impresa sogna. E noi italiani siamo un popolo di sognatori”.
Una frase che ci rappresenta. Perché l’impresa extralberghiera nasce da passioni, scelte personali, progetti familiari. È un modello fatto di sogni concreti, di investimenti locali, di fiducia nel proprio territorio.
L’intelligenza artificiale cambia tutto: formazione e umanità
Grande attenzione è stata dedicata alla trasformazione digitale e all’intelligenza artificiale nel turismo. I principali spunti emersi:
- I tradizionali canali di prenotazione avranno nuovi competitor.
- Strumenti come ChatGPT potranno affiancare o sostituire OTA e motori di ricerca.
- Il viaggio resterà fisico, ma sarà costruito digitalmente.
- Saranno determinanti la formazione, la gestione dei dati e la centralità umana.
Il progetto “Julia”, lanciato a Roma, è un esempio concreto: un assistente AI che guida verso itinerari alternativi, contribuendo a gestire i flussi e a valorizzare le mete minori.
Formazione: la chiave per il futuro
Tutti i Paesi presenti al Summit hanno concordato su un punto fondamentale: la formazione sarà la base del successo per tutto il settore.
Essere al passo con i grandi cambiamenti tecnologici, economici e culturali richiede competenze nuove e aggiornamento costante. Per chi lavora nell’ospitalità – e in particolare nell’extralberghiero – è un messaggio forte: formarsi è la vera infrastruttura per restare competitivi.
Proprio per sostenere questo cambiamento, il WTTC ha annunciato un importante contributo al nostro Paese: 8 miliardi di euro destinati a rafforzare il turismo italiano, un segnale chiaro della centralità che l’Italia continua a occupare sulla scena internazionale.
I dati che contano: il 75% dei turisti visita solo il 4% del territorio
Un dato già noto ma sempre rilevante: la stragrande maggioranza dei turisti si concentra su una piccola porzione del Paese.
L’extralberghiero – capillare, accessibile e radicato – è lo strumento naturale per riequilibrare i flussi, combattere l’overtourism e rivitalizzare le aree meno conosciute.
Governo e imprese: una sfida condivisa
Il Ministro Giorgetti ha sottolineato: “È in gioco la competitività dell’Italia turistica nel suo insieme. Gli imprenditori, tutti, devono essere all’altezza della vocazione turistica del nostro Paese”.
È un invito che raccogliamo con convinzione. Perché l’Italia turistica è anche – e sempre più – quella dell’extralberghiero. Ma servono regole coerenti, strumenti efficaci, visione strategica.
FARE al WTTC Global Summit, turismo come fiducia e responsabilità
In un contesto mondiale attraversato da fragilità e conflitti, FARE ribadisce la propria visione: il turismo è – prima di tutto – un ponte di fiducia tra le persone.
Mentre a Roma si parlava di turismo come strumento di riconciliazione, non possiamo ignorare ciò che accade in molte aree del mondo, da Gaza all’Ucraina, passando per il Sudan fino a tutti gli altri teatri di guerra visibili e invisibili.
Il nostro settore, fondato sull’accoglienza, ha il dovere morale di restare umano. Di non voltarsi dall’altra parte. Di scegliere ogni giorno la pace, nei gesti quotidiani e nei valori che trasmette.
La nostra Federazione non prende posizioni politiche, ma intende ribadire il valore universale della dignità umana, della libertà e della convivenza. Essere operatori dell’accoglienza significa testimoniare con coerenza ciò in cui crediamo: apertura, solidarietà, rispetto.